
Di: Redazione
Tempo di lettura stimato: 2 minutiTeatro Stabile di Bolzano
presenta
Il malato immaginario
di Molière
traduzione Angelo Dallagiacoma
scene Gisbert Jaekel
costumi Roberto Banci
Luci Giovancosimo De Vittorio
con
Paolo Bonacelli, Patrizia Milani, Carlo Simoni
e con
Xenia Bevitori, Gaia Insenga, Fabrizio Martorelli, Massimo Nicolini,
Maurizio Ranieri, Giovanna Rossi, Libero Sansavini, Roberto Tesconi, Riccardo Zini
regia
Marco Bernardi
Il malato immaginario è uno dei capolavori di Molière accanto al “Tartufo” e al “Misantropo”. Una commedia, l’ultima scritta dal grande uomo di teatro francese, che rivela una straordinaria ricchezza: è una farsa all’antica colma di eccellenti spunti comici da cui trapela allo stesso tempo la visione del mondo disillusa e disincantata di un Molière che aveva smarrito, al termine della sua esistenza, la fiducia in se stesso e nei suoi simili.
Padre di una bella figlia, marito di una donna avida e fedifraga e vittima di uno sciame di dottori avvoltoi, salassatori e ciarlatani, Argante è il malato immaginario del titolo, un personaggio che Molière cucì magistralmente su di sé, ma che riuscì ad interpretare solo per quattro recite: morì infatti venerdì 17 febbraio 1673, pochi minuti dopo la chiusura del sipario. Per questo ancora oggi Il malato immaginario è un testo che rimane circonfuso da un alone di “sacralità teatrale”, con il quale si sono misurati registi e attori importanti come De Lullo con Romolo Valli, la Shammah con Franco Parenti e Lasalle con Giulio Bosetti.
Nella rilettura diretta da Marco Bernardi per lo Stabile di Bolzano è Paolo Bonacelli a vestire i “mitici” panni dell’ipocondriaco Argante, affiancato da una compagnia affiatata guidata da Patrizia Milani e Carlo Simoni. Questa nuova versione della commedia ne approfondisce il carattere duplice, in cui la perfetta costruzione comica di un’esilarante farsa, è intrisa di riflessioni amare sulla condizione umana e si snoda lungo i tre atti fino a dispiegare un alone onirico. Lo scontro tra due forze opposte è, secondo il regista, il tema interpretativo dell’ultimo grande capolavoro del commediografo francese: “da un lato la formidabile struttura comica, con la sua perfetta efficacia e il ritmo forsennato, dall’altro la particolare percezione del testo, “insanguinato” dalla morte di Molière quasi in scena e quindi riletto alla luce della sua biografia”.
“Argante è uno uomo buono, generoso e innamorato, circondato da un assortimento di pazzi” – afferma Paolo Bonacelli, che torna ad interpretare Il malato immaginario per lo Stabile di Bolzano, dopo essere stato protagonista venticinque anni fa dell’edizione diretta da Mario Missiroli – “Un uomo solo, non a causa della sua malattia, ma che soffre di una solitudine esistenziale e questa sua caratteristica rivela il tratto autobiografico della commedia di Molière.”
Il malato immaginario è senza dubbio lo straordinario testamento di Molière; ce lo lascia da par suo, con gli intrighi di sempre, naufragato nella beffa e nel riso, nel gioco di prestigio tra realtà e finzione, o meglio tra finzione e finzione della finzione, che è l’amara filosofia di tutto il suo teatro.
Link: www.teatrobellini.it
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